Il passaggio generazionale e l’evoluzione della governance aziendale

Esperienza artistica in azienda:

MANI e ARGILLA

Nel team in Colgo – dove ex manager, psicologi e coach integrano le proprie competenze con il mio contributo di artista, antroposofa e arte terapeuta – sappiamo che i vecchi modelli di cambiamento aziendale hanno esaurito la loro spinta. I classici team building “usa e getta”, pensati per intrattenere o rilassare, lasciano il tempo che trovano. Il cambiamento organizzativo autentico si coltiva dall’interno, e può emergere da una profonda metamorfosi culturale e umana.


​Con questa postura stiamo accompagnando un’azienda nel pieno di un delicatissimo passaggio generazionale. Una struttura che ha scelto di non subire la transizione, ma di ridisegnare la propria governance in chiave collaborativa.
In questo modulo rivolto alla proprietà e ai responsabili, abbiamo scelto di portare anche l’esperienza del modellaggio dell’argilla.

Dalla Sfera al Fiore

Invito a modellare una bella sfera, compatta, liscia, a misura di palmo. La sfera come immagine di un “tutto”, da cui può nascere qualsiasi forma.
​Una volta realizzata la si osserva per poi affidarla al vicino. In cerchio, le sfere scorrono di mano in mano per percepirne le differenze tattili: peso, umidità, secchezza, ruvidità, opacità o brillantezza. Nasce qui un primo stupore nell’accorgersi di quante sensazioni differenti scaturiscono dai lavori degli altri, pur realizzati con lo stesso identico materiale.

Ritrovata la propria sfera, inizia la trasformazione. Tra divertimento, leggerezza e un pizzico di incertezza, il gruppo accoglie l’invito a dare il primo impulso. La perfezione sferica inizia a perdersi, aprendosi in un fiore.

Ognuno ha cercato il proprio fiore. Chi seguiva i miei consigli – come l’avvertimento di non rendere l’argilla troppo sottile per evitare che si sbriciolasse asciugando- e chi, totalmente concentrato, non ascoltava, immerso nel proprio fare. Alcuni si sono trovati in un momento di défaillance, un pò smarriti, per poi recuperare la rotta affidandosi ai suggerimenti.

Inizialmente a livello individuale erano emersi giudizi (il mio è venuto proprio bene, il mio è brutto), ma avvicinando armonicamente i singoli fiori in una unica figurazione, il giudizio sul singolo ha perso senso ed è emersa la bellezza dell’organismo nella sua interezza.

Al termine di questo percorso, vissuto intensamente durante tutta la mattinata, abbiamo invitato i partecipanti a condividere ciò che questa esperienza aveva mosso in loro.

Sono emerse riflessioni preziose, profonde, specchio fedele delle dinamiche che ognuno vive quotidianamente nel proprio lavoro in azienda.
​L’errore, la fragilità della materia, la scoperta che la propria unicità acquista un senso nuovo solo quando si mette al servizio di un organismo più grande: ogni parola ha confermato che la metamorfosi culturale era già in atto.
​Ma la giornata non è finita così. Dopo la pausa pranzo, siamo tornati intorno al tavolo per accogliere una nuova sfida geometrica e dinamica: il tetraedro. Ma questa è un’altra storia, che vi racconterò nel prossimo articolo.

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