Portare nell’immagine pittorica, l’evoluzione dell’anima attraverso i settenni, richiede non solo tecnica, ma una profonda sensibilità verso le forze metamorfiche che agiscono nell’essere umano.
La biografia umana non è una linea retta, ma una evoluzione ritmica che si mostra come discesa nella vita e risalita verso la soglia della morte fisica.
Dipingere un volto in questo contesto non significa fare un ritratto naturalistico, ma tentare di cogliere come le forze spirituali possano mostrarsi durante il processo pittorico, fino a lasciare la loro traccia nell’immagine realizzata.
Il percorso artistico-conoscitivo dei partecipanti è iniziato con il ” sogno del bambino “.
Una irradiazione di calore dove, quando appaiono i tratti, li lasciamo sognanti. È il momento dell’incontro tra cielo e terra.









Il primo settennio
L’ingresso nella forma:
Con il cambio dei denti, le forze che prima erano dedicate alla crescita del corpo fisico, si liberano e sono disponibili per essere dedicate all’intelletto. Lo sguardo, quando appare, diventa più centrato e la separazione tra il mondo interno e il mondo estero comincia a farsi visibile. Nel primo settennio il bambino è totale organo di senso, ogni stimolo esterno diventa scultura interna. Durante il primo settennio le malattie esantematiche tipiche dell’infanzia sono il modo in cui l’anima dice al corpo: ora modellati a mia immagine perché ho bisogno del mio giusto spazio per compenetrati secondo le mie necessità”. La sostanza ereditata si scioglie attraverso le febbri tipiche delle malattie esantematiche, che non sono semplici incidenti di percorso, ma crisi di crescita necessarie.









…al prossimo incontro

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