
Un momento…
Una Tazza di tea, un foglio e la mia penna preferita, fissazioni che riconosciute come tali si vestono di comprensione e di sorriso. Il racconto ha inizio osservando.
Il soggetto? Sono io. Non per manie di grandezza bensì, desiderio di autenticità.
Mi guardo mentre scrivo, mi guardo mentre penso, mentre muovo i passi nel mondo, mentre credo di dare ascolto agli altri.
Iniziò qualche anno fa…mentre un’amica mi parlava di se.
Parlava, parlava ed io annuivo interessata . La storia era avvincente, trattava di questioni di cuore, di figli, scelte importanti. Ascoltavo o meglio pensavo in silenzio credendo di ascoltare.
Chiacchieravo con me stessa sulle sue parole. Ogni sua frase scatenava una serie di miei pensieri, era anche interessante seguirli. Mentre le mie orecchie coglievano frasi, i miei pensieri proponevano risoluzioni e commentavano la vicenda. Parole sue e pensieri miei si annodavano in vortici e una danza confusa serpeggiava intorno a noi. Ci parlavamo interrompendoci spesso. Infine la cara amica si congedò da me .
Rimasi ferma, stordita, la sua storia mi colava addosso. Rumore di fondo, abbozzi di pensieri svaniti nel niente, tracce di frasi e confusi ricordi. Avevo capito il racconto, certo.
Ora solo una comprensione …il nostro “ Incontro” non era Realmente avvenuto.
Tante volte era accaduto, tanti incontri avevano lasciato questo sapore di confusione e una sensazione di energie esaurite, di duello.
Amareggiata tornai sui miei passi e da quel giorno iniziò l’avventura.
Ho scoperto cose buffe e dolorose ed ogni giorno ne scopro.
Anche a voi sarà capitato di accorgervi di non ascoltare mentre qualcuno vi parla o di non parlare, ma di riempire il vuoto o di non leggere mentre i vostri occhi seguono le parole di un libro .
Vi sarà capitato di cogliere una parola detta dal vostro interlocutore ed agganciati ad essa come cavalli al galoppo, matasse che chiamiamo pensieri velocissimi si manifestano. Vi ritrovate a seguirne la corsa e le orecchie registrano suoni familiari distraendovi dall’ascolto. Gli occhi leggono parole vuote di significato e non vedono ciò che guardano.
L’illusione impera. Crediamo di ascoltare. Crediamo di leggere. Lontani dal vivere il momento. Crediamo di vivere in piena coscienza la nostra giornata. Ci ritroviamo invece a gironzolare qua e la tra commenti silenziosi e insidiosi dei nostri pensieri confusi.
Così anche le nostre mani si muovono senza reale volontà, il più delle volte sono gesti automatici,
reazioni a catena, frasi fatte.
Mentre il nostro corpo vive noi dove siamo?
Ed eccomi ora a gustare una tazza di tea, sorseggiarlo e sentirne il sapore.
I muscoli del braccio che solleva la tazza e la porta alla bocca.
La mano che impugna la penna che ora scorre sul foglio, il lieve fruscio e il racconto di un piccolo semplice gesto vissuto.
E’ facile perdersi in un mondo caotico e saturo di voci urlanti.
Raccolgo le forze, il desiderio di essere presente alla vita si impone. Necessità di vivere nella qualità.
Quando canto gli armonici mi accorgo con quante sfumature la nostra voce si veste, mentre dipingo sento la mia mano portare la forza del rosso o la velocità esplosiva del giallo, mentre parlo con mio figlio ascolto le parole che dico e guardo i suoi occhi, mentre cucino sento le mani muoversi ed affettare il pane e quando non ascolto, quando non sento le sfumature della voce, quando la forza dei colori svanisce quando mi ritrovo il pane affettato, mi accorgo di aver perso me stessa, di aver vissuto come una macchina ben addestrata. Con più forza torno ad osservarmi e… l’avventura continua.
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